"I M A G O"
mostra personale di Jessica Ferro
a cura diBeatrice Buscaroli
Gli Ospiti di Galleria Spazio | Fondazione Zucchelli
Vicolo Malgrado 3d | Bologna
dal 16 al 23 aprile 2016
Vicolo Malgrado 3d | Bologna
dal 16 al 23 aprile 2016
"Vestigio"
“Vestigio è l’impronta lasciata da un corpo sul luogo onde passò e dove stette”. È la definizione che, in forma aulica e ottocentesca, Niccolò Tommaseo fornisce per qualificare la distanza che si frappone tra un’impronta (che si cerca) e una traccia (che si segue).
Ecco, il punto è tutto lì: non sempre l’impressione di un corpo lascia un’impronta. E la riflessione di Jessica Ferro sembra tutta concentrata sulle linee di discrimine che danno origine alla presenza dell’immagine, alla sua insorgenza, al suo incerto manifestarsi.
“Imago”, il progetto che viene presentato, è lo sforzo che si attua nell’ inseguire le tracce di qualche cosa che ha segnato un luogo, che ha imposto una forma di pressione: una sequenza che incede inesorabile, che tuttavia non pare mai avere un esito scontato. Non tutte le tracce sono indizi utili; possono tradursi in mere informazioni che testimoniano un’avvenuta presenza, senza per forza dire nulla sull’evolversi spaziale e temporale degli spostamenti del corpo che ha prodotto il resto statico dell’impronta.
“Imago” allora è la ricchezza ambigua, a volte oscura, della provocazione che il corpo, che i corpi lasciano dietro di sé. Una provocazione dinamica di un residuo, di qualche cosa che resiste e ci appartiene anche se in forme imperfette e lacunose.
Jessica Ferro ci propone un confronto di impronte, di tracce destinate a durare, a fare ritorno; forse perché è consapevole che, in fondo, le uniche vere tracce sono quelle destinare ad occultarsi, a rendersi fuggevoli. Passaggi di un moto, indici di un movimento.
E la tecnica che Ferro impiega per la realizzazione delle sue opere ci aiuta a dipanare l’intrico apparentemente terminologico in cui ci siamo avventurati: “somiglianze per contatto”, monotipie, le definirebbe Georges Didi-Huberman. Dove l’impronta è meno di un’immagine, perché è un campo di tracce descrivibili, ed è più di un’immagine perché manifesta qualche cosa di assente in quanto presenza reale. - Beatrice Buscaroli
Ecco, il punto è tutto lì: non sempre l’impressione di un corpo lascia un’impronta. E la riflessione di Jessica Ferro sembra tutta concentrata sulle linee di discrimine che danno origine alla presenza dell’immagine, alla sua insorgenza, al suo incerto manifestarsi.
“Imago”, il progetto che viene presentato, è lo sforzo che si attua nell’ inseguire le tracce di qualche cosa che ha segnato un luogo, che ha imposto una forma di pressione: una sequenza che incede inesorabile, che tuttavia non pare mai avere un esito scontato. Non tutte le tracce sono indizi utili; possono tradursi in mere informazioni che testimoniano un’avvenuta presenza, senza per forza dire nulla sull’evolversi spaziale e temporale degli spostamenti del corpo che ha prodotto il resto statico dell’impronta.
“Imago” allora è la ricchezza ambigua, a volte oscura, della provocazione che il corpo, che i corpi lasciano dietro di sé. Una provocazione dinamica di un residuo, di qualche cosa che resiste e ci appartiene anche se in forme imperfette e lacunose.
Jessica Ferro ci propone un confronto di impronte, di tracce destinate a durare, a fare ritorno; forse perché è consapevole che, in fondo, le uniche vere tracce sono quelle destinare ad occultarsi, a rendersi fuggevoli. Passaggi di un moto, indici di un movimento.
E la tecnica che Ferro impiega per la realizzazione delle sue opere ci aiuta a dipanare l’intrico apparentemente terminologico in cui ci siamo avventurati: “somiglianze per contatto”, monotipie, le definirebbe Georges Didi-Huberman. Dove l’impronta è meno di un’immagine, perché è un campo di tracce descrivibili, ed è più di un’immagine perché manifesta qualche cosa di assente in quanto presenza reale. - Beatrice Buscaroli
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Il termine “imago” nasconde più significati, appartenenti a diversi ambiti. Innanzitutto è la radice etimologica della parola IMMAGINE (lat. Imago) e quindi, per definizione, una rappresentazione visiva, non solida, della realtà. Nell’ambito della zoologia, invece, consiste nell’ultimo stadio della vita postembrionale degli Insetti. Infine, da un punto di vista psicologico, corrisponde a una “rappresentazione o immagine inconscia”, uno schema immaginario, un prototipo inconscio che orienta in maniera specifica il modo in cui il soggetto percepisce l’altro, ne indirizza cioè le proiezioni.
L’osservazione della realtà in tutte le sue forme, con particolare attenzione ai dettagli più minimi, è l’attività da cui prende avvio la ricerca artistica e da cui nascono le suggestioni più complesse. Gli affascinanti mondi dell’entomologia e della malacologia sono fonte d’ispirazione. |
Dettagli macroscopici vengono ripetuti in maniera ossessiva e delirante, per cogliere l’essenza e le modalità con cui la potenza della Natura segna la materia, ed è vita, bellezza, anche là dove molti non dirigerebbero lo sguardo. Insetti e molluschi, materie organiche e fossili, appartenenti sia alla terra che al mare si prestano ad esser indagati con accanimento; raffigurati e de-figurati, indotti a mutazione. Lo specifico dettaglio rimanda quindi ad una visione più ampia, dilatata, vibratile, non meno astratta del dettaglio stesso. Emerge così una pittura, caratterizzata da un gesto indiretto, segnata e scalfita su un materiale prima ancora di diventare immagine.
La modalità di realizzazione delle opere è frutto dell’unione tra tecniche pittoriche e incavo-rilievo grafiche sperimentali. L’uso di un segno intenso, espressivo, che talvolta diviene traccia incisa, è un aspetto ricorrente e caratteristico. Il proposito è quello d’imprimere segni su un “supporto/matrice” che restituirà un qualche cosa di superiore rispetto alla tradizionale dimensione espressiva della pennellata diretta, suggerendo tutto un complesso portato del vissuto inconscio dell’immagine e dei suoi significati.
“I M A G O” è, per svariate ragioni, il punto focale che unisce le opere presenti in mostra: rappresentazione artistica; orientamento di percezione/ proiezione; descrizione di una fase della metamorfosi…
Macchie, impronte e tracce dai toni caldi si aprono con inevitabile intensità ai flussi del soggettivo spalancando le porte di un luogo intimo in cui devono necessariamente emergere delle visioni e delle apparizioni, per passare poi da ciò che è visivamente riconoscibile a ciò che è spirituale, evocativo e misterioso.
Fossili primordiali, risalenti alla notte dei tempi, celano verità tanto antiche quanto estremamente attuali sul nostro universo.