JESSICA FERRO
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testi critici
INTERVISTE
Jessica Ferro, classe 1992, nasce a Dolo, e fin da bambina comincia a disegnare sapendo già con fermezza e con urgenza che l’arte sarebbe stata la strada per la vita. La fascinazione verso il mondo dell’entomologia e della malacologia la elegge come una rara osservatrice del dettaglio naturale, dell’infinitesimale, della nervatura, del macroscopico indispensabile che, attraverso varie tecniche e sperimentazione, diviene traccia pittorica evanescente e altra.
Federica Fiumelli
Dalle più classiche tecniche di incisione Jessica Ferro fa derivare opere inconsuete. Il suo lavoro parte da un’attenta analisi della natura per approdare a risultati al confine con l’astrazione, dove il soggetto si perde e diventa traccia, solo fino a un certo momento percorribile, per poi lasciare spazio al segno puro. In un’ottica che valorizza l’unicità del molteplice.
Erika Lacava
Jessica Ferro ci propone un confronto di impronte, di tracce destinate a durare, a fare ritorno; forse perché è consapevole che, in fondo, le uniche vere tracce sono quelle destinare ad occultarsi, a rendersi fuggevoli. Passaggi di un moto, indici di un movimento.
E la tecnica che Ferro impiega per la realizzazione delle sue opere ci aiuta a dipanare l’intrico apparentemente terminologico in cui ci siamo avventurati: “somiglianze per contatto”, monotipie, le definirebbe Georges Didi-Huberman. Dove l’impronta è meno di un’immagine, perché è un campo di tracce descrivibili, ed è più di un’immagine perché manifesta qualche cosa di assente in quanto presenza reale.
Beatrice Buscaroli
Le opere di Jessica Ferro prendono vita da un’osservazione microscopica del reale, indagato con instancabile rigore scientifico. La malacologia, ovvero lo studio dei molluschi, offre lo spunto per fondare un’archeologia delle forme in cui la natura assume il ruolo di maestra silenziosa, sempre pronta a rivelare i segreti di una bellezza primordiale. La sensibilità dell’artista accoglie tali segreti e li imprime, li incide, li scava su supporti materici che diventano oggetto di esplorazione plurisensoriale. L’occhio maturo saprà cogliere in queste impronte terrene le tracce di una nobile immaterialità.
Daniela Madonna
I suoi lavori nascono da ispirazioni legate al grande universo della natura, insetti e conchiglie sono i soggetti su cui Jessica Ferro si focalizza, che esamina attentamente, che diventano oggetto di una vera e propria indagine, di una lettura analitica che culmina con la scomposizione dell'immagine. ​La sua è una ricerca minuziosa e spasmodica di quel dettaglio che mediante un processo di dilatazione, può dar vita ad un soggetto completamente nuovo: il tutto generato da una parte di esso. Il particolare viene espanso sino a farlo divenire una nuova figura, una nuova entità; del soggetto iniziale a volte rimane solo una traccia impalpabile, quasi indecifrabile, altre volte invece la nuova figura rimanda chiaramente al "tutto" da cui si è stata scissa.  ​Jessica Ferro, penetra la realtà alla ricerca dell'essenza delle cose, perchè è questa che vuole imprimere e fissare nelle sue opere, niente di meno che la parte più intima e spirituale di ciò che ci circonda.
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Cristina Polenta
Con un'impronta impressa con forza sulla superfice dell'opera, Jessica Ferro compone una sintesi oscillante tra ciò che è visibilmente riconoscibile e ciò che è ignoto. Sottolinea le relazioni che esistono tra le cose ponendo una riflessione su coscenza e spiritualità. Un processo creativo non inscrivibile unicamente alla sola rappresentazione visiva.
Tobia Donà
Le visioni metamorfiche sulle tele della Ferro aprono la porta a nuove interpretazioni e chiavi di lettura mediante le mutazioni a cui sono soggette le strutture anatomiche degli insetti rappresentati.
Angela Barbera
Una pittura la sua, sperimentata “in cavo”, segnata e scalfita su un materiale prima ancora di essere immagine, come a voler ripercorrere la storia a ritroso. La preparazione delle matrici diviene quindi un rito, rimando evidente al graffito rupestre. Un gesto propiziatorio connesso intrinsecamente alla sopravvivenza che pone l’artista a debita distanza dall’opera finita, permettendole di trovare il proprio spazio di intervento e di riflessione. Un rituale che sembra volto a comprendere la logica di ciascuna forma, di ogni limite e contorno. Tutto ciò cattura il nostro sguardo e provoca il piacere di perdersi attivamente nell’osservazione delle fragili curve, nell’intricato groviglio di linee e nei solidi rilievi. [...] ​Oltre alle conchiglie marine, emergono in superfice frammenti d’insetti, esoscheletri fossili. Ogni elemento è rappresentativo e richiama, rievoca o meglio rappresenta qualcos’altro. Un rimando all’estraneità, alla solitudine, ma anche al lavoro creativo, poiché è da un’idiosincrasia, da un fastidio, da un “tarlo”, che nasce il fare artistico.
Mare e terra, organico e inorganico, le opere di Jessica Ferro si collocano così tra una pittura di rara poesia e il rigore disincantato dell’arte concettuale. Come nella ripetizione di un frattale, lo specifico dettaglio rimanda direttamente a una visione più ampia, dilatata, non meno astratta del dettaglio stesso. E quando insetti, conchiglie, sembrano essere inghiottiti definitivamente dallo sfondo, in realtà è il momento in cui la loro verità acquista il massimo valore.
Tobia Donà
 Affascinata dal mondo dell’entomologia e della malacologia, Jessica Ferro ritiene fondamentale l’osservazione della realtà e della natura in tutte le sue forme, ponendo particolare attenzione ai dettagli che solitamente vengono ignorati; il tutto per raccogliere suggestioni che l’artista poi riflette nelle sue opere. La ricerca artistica della giovane, che da qualche anno ha dato forma ad un vero e proprio universo di immagini, spesso si basa anche sulla consultazione di determinati testi di letteratura, filosofia o di poesia; questi momenti di puro studio razionale dell’opera, però, si alternano ad altri del tutto incontrollabili in cui «la foga dell’atto creativo prende il sopravvento». «Ho iniziato così a considerare la pittura un luogo intimo in cui devono necessariamente emergere delle visioni e delle apparizioni», così spiega Jessica. Ama molto la sperimentazione entrando in contatto con le più svariate tecniche e i più diversi materiali, credendo che «l’uso di un segno intenso, espressivo, che talvolta diviene traccia incisa, possa esser considerato un aspetto caratteristico» delle sue opere, infatti i suoi lavori sono davvero inconfondibili: Jessica Ferro ha trovato il suo stile e la sua strada artistica che la caratterizzano.
Ilaria Berto
Jessica Ferro adotta l’atteggiamento dello scienziato osservatore e concentra la sua ricerca artistica sul mondo animale, con particolare attenzione ai piccoli esseri viventi della terra, dell’aria e del mare: insetti, conchiglie, coleotteri rappresentano il suo mondo. Con la stessa cura di un entomologo e di uno scienziato ottocentesco che cataloga insetti, la giovane artista studia le forme di questi animali che solitamente sfuggono agli occhi di chi vive nel mondo della contemporaneità, fatto di tecnologia e velocità. La sua stessa arte non è rapida, ma è ancora legata a tecniche tradizionali, quali l’incisione, la scultura e la pittura, tecniche che richiedono tempo e manualità da parte dell’artista. Disegnando e incidendo Jessica sembra voler far suoi i segreti di questi piccoli esseri, ma allo stesso tempo col suo fare arte li porge all’attenzione del pubblico. Lo studio delle forme meraviglia l’artista che, segno dopo segno, incisione dopo incisione, ci rivela la forza generatrice della natura e ci fa osservare come questi piccoli esseri viventi racchiudano la storia dell’evoluzione delle specie. Le opere di Jessica Ferro sono delle apparizioni che emergono dalla carta e dalla tela, però non sono mai disegni perfetti e completi perché hanno perso il carattere didascalico-descrittivo che avevano nelle opere iniziali, lasciando spazio al gesto di svelamento onirico, oltre l’entomologia arriva il soggetto.
Barbara Pregnolato 
Jessica mostra abilità pregevoli e uno sguardo acuto, attento, netto. Coglie l’essenza di quanto la forma segna, nella materia, ed è vita, bellezza, anche là dove in molti non dirigerebbero lo sguardo. I fasmidi, Phasmidae dal latino, sono insetti già ascritti agli Ortotteri, serie dei Corridori anche se ormai li considerano come un ordine a sé. Sono insetti di medie o grandi dimensioni, che spesso imitano la forma di bastoncelli o di foglie. Hanno capo grosso con apparato boccale masticatore ben delineato,  le zampe adorne di espansioni foliacee,  spine, aculei, di vario colore il corpo anche se predominano le tinte verdi, grige e brune. Questo mondo, i suoi dettagli, ingranditi macroscopicamente e ripetuti da angolazioni di osservazione diverse, oltre che con diverse tecniche e supporti differenti, sono l’oggetto di attenzione di questa giovane artista da tenere certamente sott’occhio. 
Fernanda Ferraresso
Attratta dai piccoli esseri che nella vita quotidiana ci sfuggono e talvolta ignoriamo, la giovane artista fa uno studio di tipo anatomico realizzando opere che sono gigantografie e macro dettagli estrapolati dal contesto, permettendoci di ammirarne i corpi e le corazze nella loro complessità. [...] Il lavoro è stato dunque quello di sciogliere la dicotomia fra ciò che gli insetti appaiono e ciò che sono in realtà, come a voler aiutare lo spettatore a scorgere cose che normalmente non vede; poi però l’artista capovolge la situazione e ci  abbandona nella contemplazione delle grandi tele, dove al contrario nulla è più evidente e siamo in un certo senso invitati alla ricerca di qualcosa.   
Barbara Pregnolato
Jessica Ferro si concentra sul mondo degli insetti, esseri appartenenti ad un mondo ai margini dello sguardo dell’uomo.
Il diverso è colui che viene respinto e tuttavia, come nel polittico Interests to Entomology, diventa protagonista principale, nella diversità delle specie e nelle fattezze anatomiche che vengono riprese più volte con l’ausilio delle tecniche calcografiche dell’acquaforte, acquatinta e ceramolle (un altro esempio è Meta-Cornabò). Gli sperimentalismi tecnici ottenuti con le xilografie, come quelli eseguiti per la “trilogia” Lucanus Cervus, Apparizione e sparizione e La forma che rinnega se stessa
, permettono all’artista di indagare l’aspetto dell’alterità su una questione puramente formale con lo scopo di rivendicare un mondo animale in genere emarginato.
Mariacarla Auteri
L’opera di Jessica Ferro si apre ai flussi del soggettivo, genera una potenza emozionale grazie all’ossessiva e delirante cura di ogni dettaglio che viene poi riprodotto con tratto deciso nei suoi aspetti più intimi.
​Tobia Donà
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